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SUMMARY:MURI - Prima e dopo Basaglia
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Prosa \n«Trieste\, 1972. Avevo cominciato da poco a fare l’attore in un piccolo gruppo teatrale quando la direzione dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale ci concesse l’uso del teatrino situato nel comprensorio manicomiale. \nLa condizione era che alle prove e agli spettacoli potessero avere libero accesso gli utenti. \nTra questi c’era Brunetta\, una ragazza lobotomizzata\, che aveva marchiata sul volto tutta la violenza di cui le istituzioni sono capaci: pochi denti\, occhi infossati\, cicatrici sulla testa. Insieme a una parte del cervello le avevano tolto anche la capacità di camminare diritta e l’uso della parola. Ciondolava in avanti\, tenendo le braccia a penzoloni\, e si esprimeva a mugugni. Spesso si sedeva con noi alla ricerca di una sola cosa l’affetto\, che per anni le era stato negato\, e ricambiava ogni nostra attenzione aprendosi in un sorriso che\, nonostante fosse sdentato\, era meraviglioso. Nel ’74 mi sono trasferito a Milano. Brunetta non c’è più da parecchi anni\, ma i suoi sguardi e la sua storia fanno indelebilmente parte della mia.\nCamicie di forza\, sporcizia\, ricorso massiccio (a volte letale) a docce fredde\, psicofarmaci\, pestaggi\, elettroshock. Lobotomia. Questo era il manicomio prima dell’arrivo di Franco Basaglia un sorta di lager in cui veniva perpetrata ogni tipo di coercizione. Con il suo intervento\, il dialogo e il rispetto presero il posto della violenza\, rendendo labilissima la precaria distinzione tra la “normalità” del personale preposto alla cura e la “follia” dei ricoverati; fra curanti e pazienti scattava una complicità all’insegna della comprensione e della condivisione della umana sofferenza. Scritto in base alle testimonianze di alcune infermiere\, e su tutte quella di Mariuccia Giacomini\, Muri racconta della vita in manicomio prima e dopo la rivoluzione voluta da Franco Basaglia». \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:MARYAM
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Spettacolo in 4 movimenti \n1. Preghiera di Zeinab \ 2. Preghiera di Intisar \ 3. Preghiera di Douha \ 4. Maryam\nMaryam è Maria\, la Madre di Gesù nel Corano. Maryam ci racconta come sia centrale questa figura nella cultura islamica. In tempi di terrorismi e di ferocia\, Maryam si pone come la “donna dell’incontro”\, un ponte tra cristianesimo\, islam e cultura contemporanea. Ermanna Montanari dà voce a tre donne palestinesi che condividono con Maria il dolore per la morte dei figli e dei fratelli dovute all’ingiustizia e agli orrori del mondo. Madri che si rivolgono a lei per chiedere consolazione\, o per gridare la propria rabbia\, per reclamare vendetta\, o semplicemente per invocare una risposta al perché della guerra e della violenza. La invocano come accade in tanti santuari musulmani del Medio Oriente e del Maghreb. Ed è infine Maryam stessa ad apparire e a condividere\, madre tra le madri\, il dolore di quelle donne. «L’idea di Maryam viene da lontano – scrive Luca Doninelli – precisamente dalla Basilica dell’Annunciazione di Nazareth dove mi recai tra il 2005 e il 2006. Lì assistetti allo spettacolo di una fila quasi ininterrotta di donne musulmane che entravano nella basilica per rendere omaggio alla Madonna. Conoscevo già la devozione dei musulmani per Maria\, ma quella visione mi colpì ugualmente per la sua solennità\, per la certezza fiduciosa che quelle donne mi trasmettevano. Me la sono portata dentro per anni\, finché\, volendo scrivere un testo teatrale su Maria\, mi è balzata alla memoria. Sono molto grato a Ermanna e Marco non solo per l’aiuto decisivo che mi hanno dato nella realizzazione della drammaturgia\, ma anche per diversi suggerimenti di lettura. Grazie a Marco e Ermanna\, ho potuto comprendere come una scrittura possa essere “personale” senza essere necessariamente “solitaria”». \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:PORPORA - Rito sonoro per cielo e terra
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Spettacolo presentato in collaborazione con BERGAMO JAZZ FESTIVAL \nmusiche composte ed eseguite dal vivo da Stefano Battaglia\ncon Stefano Battaglia e Mariangela Gualtieri \n«Porpora: come intendevano greci e latini che parlavano di mare porpora\, di onde\, di neve o di cigno porpora\, ad indicare il punto in cui un colore è più vibrante\, più scintillante. Porpora nasce dall’urgenza di cantare i colori\, accogliendoli come potenze\, come forze acustiche: è qui\, nella partitura di Stefano Battaglia\, che il mio verso ha trovato una nuova vita sonora\, ed è qui che è nato semplice e felice\, l’incontro. La cattedrale di silenzio che la poesia porta in sé\, apre questa volta le sue porte ad una scrittura sonora che amo. Guidati dal nostro regista ci teniamo sospesi\, tesi\, in agguato\, in quelle acrobazie dell’udire che portano il mondo dentro\, fino al fondo. Che portano il dentro al mondo\, fino all’orlo\, dove spazio e tempo si accucciano e lasciano per un istante intuire ciò a cui poesia\, musica e silenzio\, in fine\, conducono». \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:AMORE
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Dramma \ndi Spiro Scimone\nregia Francesco Sframeli \nIn scena due coppie – il vecchietto e la vecchietta\, il comandante e il pompiere – che si muovono tra le tombe di un simbolico cimitero rappresentando le tenere e insieme crudeli attività del quotidiano\, a partire dai più semplici gesti familiari. La scena di Lino Fiorito è composta da due tombe\, a due piazze. Il tempo è sospeso e\, forse\, stanno tutti prendendo parte all’ultimo giorno della loro vita. Entrambe le coppie si abbandonano al flusso delle memorie\, creando un universo parallelo abitato da frammenti di vita in comune\, rimpianti\, giocose affettuosità\, dimenticanze e amari sorrisi. Quattro vite al tramonto alla prova del tempo e dei ricordi\, che non tornano più. E l’Amore è una condizione estrema e\, forse\, eterna.\nCon Amore\, la compagnia Scimone Sframeli prosegue sul percorso drammaturgico ai bordi dell’umanità\, all’interno di non luoghi\, dove i personaggi non hanno nome e sono “tutti vecchietti”. Un altro tassello della loro ricerca “verso l’essenza del teatro\, non perdendo mai il legame fra gli attori\, il testo e il pubblico”. \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:LIRETA  - A chi viene dal mare
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Dramma \ndal diario di Lireta Katiaj e altri milioni di diari mai scritti\ndrammaturgia e regia Mario Perrotta\ncon Paola Roscioli \nAlbania.\nC’è una donna\, Lireta si chiama. C’è una donna che guarda oltremare cercando un brandello d’Italia\, anche solo una luce. Una luce di Puglia che illumina i sogni di là\, nella terra dell’alba. C’è un gommone che parte e la donna si sta in mezzo agli altri sul mare\, cercando d’Italia e di luci. Tra le braccia ha una bimba che\, neanche tre mesi di vita e si trova sull’onda\, nel nero di un cielo senza luna. L’hanno detto alla donna\, alla bimba e a tutti gli altri lì sul gommone: “Se arriva la guardia costiera d’Italia buttatevi in acqua!” L’hanno detto anche all’uomo\, compagno alla donna che si sta anche lui sul gommone. Ogni onda che arriva\, il mare s’ingrossa più ancora. E più forte è il terrore di perdersi la bambina dalle mani. Ogni volo sull’onda\, precede uno schianto sull’acqua arrabbiata e ogni schianto è un ricordo. Ricordo di un padre con l’alcool e la mano facile\, un padre che serra i figli sotto chiave mentre picchia la moglie. Ma Lireta non cede. Ogni volta\, disperata\, tenta una difesa di quella madre così remissiva\, una difesa qualunque gridando\, sbattendo\, ma senza risposta. Ricordo di un matrimonio con chissà chi\, matrimonio combinato tra famiglie\, senza che lei possa dire parola. Ma Lireta non cede. Rifiuta. Tutto rifiuta: l’uomo\, il matrimonio\, e anche la famiglia. Ricordo di un fuga da casa e di un innamoramento\, “che io” le diceva lui “se mi ami ti porto in Italia”.\nRicordo di una casa vicino al mare\, ancora una volta serrata a chiave aspettando che la portassero\, insieme alle altre\, sulle strade d’Italia\, “che io se mi ami ti porto in Italia”\, dicevano anche gli aguzzini delle altre. Ma Lireta non cede. E scappa. Ma uno di loro\, un aguzzino\, la insegue per giorni\, la prende\, la guarda negli occhi e le dice “ti amo”: anche lui\, come l’altro\, le dice “ti amo”. E nasce una bimba. Ricordo di quando con lui e con la bimba in braccio\, decidono di prendere quel gommone che adesso aggredisce le vette del mare\, enormi\, ringhianti\, che ogni volta che sei sulla cima butti l’occhio lontano sperando una luce di Puglia. E Lireta non cede e si serra più forte la bimba sul petto. Ricordo di un volo\, a qualche metro dalla costa del Salento\, un volo verso l’acqua spinti giù dal Caronte che guida il gommone. Ed è qui che tutto si sospende: vola Lireta\, vola il compagno e vola la bimba di soli tre mesi e un’intera esistenza passa davanti agli occhi\, in quel tempo infinito passato per aria – sospesi – prima del contatto con quel mare che è morte\, che è vita nuova… \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:RIVELAZIONE - Sette meditazioni intorno a Giorgione
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Dramma \nNell’impossibilità di tracciare una biografia di Giorgione\, un narratore\, di fronte a due schermi\, racconta\, per mezzo di parole\, documenti\, versi poetici ed immagini delle opere del pittore di Castelfranco\, frammenti della Venezia a cavallo tra XV e XVI secolo. Giorgione è una delle figure più enigmatiche della storia dell’arte. Cercare di metterlo a fuoco è come osservare la costellazione delle sette sorelle\, le Pleiadi: riesce meglio se uno non la fissa direttamente. Questo ha cercato di fare Anagoor con la complicità di Laura Curino: narrare Giorgione attraverso gli occhi di chi lo frequenta fin dall’infanzia e lo rivela per storie concentriche all’ospite stupefatto. In questa sorta di lezione d’arte\, poetica\, sono raccontati l’artista\, il suo tempo\, il respiro delle opere\, il clima che le pervade. Rivelazione è la condivisione sincera di una ricerca. «Volgiamo lo sguardo verso questa ideale costellazione. Per ciascun astro una meditazione. Silenzio\, natura umana\, desiderio\, giustizia\, battaglia\, diluvio e tempo sono i temi che nutrono le sette contemplazioni di altrettante opere di Giorgione: la Pala\, i Ritratti\, la Venere Dormiente\, la Giuditta\, i Tre Filosofi\, la\nTempesta\, il Fregio» \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:ACCABADORA
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Dramma \ndal romanzo di Michela Murgia edito da Giulio Einaudi Editore\ndrammaturgia Carlotta Corradi \nAccabadora\, pubblicato nel 2009 da Einaudi e vincitore del Premio Campiello 2010\, è il più bel romanzo di Michela Murgia\, nonché uno dei libri più letti in Italia negli ultimi anni.\nLa Murgia racconta una storia ambientata in un paesino immaginario della Sardegna\, dove Maria\, all’età di sei anni\, viene data a fill’e anima a Bonaria Urrai\, una sarta che vive sola e che all’occasione fa l’accabadora.\nLa parola\, di tradizione sarda\, prende la radice dallo spagnolo acabar che significa finire\, uccidere; Bonaria Urrai aiuta le persone in fin di vita a morire. Maria cresce nell’ammirazione di questa nuova madre\, più colta e più attenta della precedente\, fino al giorno in cui scopre la sua vera natura. È allora che fugge nel continente per cambiare vita e dimenticare il passato\, ma pochi anni dopo torna sul letto di morte della zia.\nLo spettacolo inizia proprio nel momento in cui Maria rivede\, dopo un silenzio durato anni\, la sua madre adottiva\, Bonaria\, la quale\, in punto di morte\, le chiede di aiutarla a morire. Maria non sa cosa fare. Aveva giurato anni prima a Bonaria che lei mai e poi mai sarebbe stata capace di una cosa simile. E Bonaria le aveva risposto: “Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo. Potresti ritrovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata”. Ed ecco che Maria si trova ora a un passo dalla tinozza. Questo conflitto che Maria vive è il nodo che ci permette di entrare nel mondo interiore di questo personaggio femminile; in quelli che sono i suoi i dubbi\, i conflitti che la agitano\, l’affetto per questa madre adottiva e il rapporto con la propria coscienza. Non è un monologo declinato al passato\, ma un dialogo vivo\, apparentemente fatto con la Tzia\, ma forse solamente interiore. Maria ripercorre tutte le tappe di un passato che l’ha tenuta bloccata\, negli affetti e nella crescita. E che oggi\, in scena\, per voce e corpo di Monica Piseddu\, attrice dalla straordinaria capacità introspettiva\, il personaggio rivive con una tale forza e intensità da permetterle di rinascere e finalmente considerarsi una donna\, e non più una bambina.\nAccabadora è una storia d’amore. In questo caso\, tra una figlia e una madre. In questo caso\, non la madre naturale. Ma l’altra madre. I due grandi temi che oggi chiameremmo dell’eutanasia e della maternità surrogata\, nel testo teatrale come nel romanzo\, creano un ambito di riflessione ma non sono mai centrali quanto l’amore e la crescita. Crescita sempre e inevitabilmente legata al rapporto con la propria madre\, naturale\, adottiva o acquisita che sia. \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:LE CIRQUE INVISIBLE
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Prosa \nLo spettacolo è un trionfo di stupore e incanto trucchi\, battute\, gag\, acrobazie si susseguono incalzanti \, lasciando il pubblico completamente avvinto da trovate curiose\, il cui minimo comune denominatore è la leggerezza. Tutto nasce dalla genialità e dalla fantasia dei due artisti \, di temperamento assai diverso anche in scena Jean Baptist Thierrée e crea un immediato legame di simpatia con il pubblico grazie ai suoi modi di bambino-vecchio e facendo costantemente parodia di quelli che sono i giochi di prestigio e gli altri numeri tipici del circo. Victoria Chaplin è invece la perfezione\, la delicatezza\, l’eleganza si pone sulla scena con un’espressione un po’ spaesata\, ma poi lascia il pubblico senza fiato muovendosi sul palco su un incredibile marchingegno a ruote\, o con divertenti invenzioni di trasformismo\, o diventando un’ineccepibile donna-orchestra alle prese con un concerto di pentole\, bicchieri e cucchiai… In loro si condensa l’arte del clown e dell’acrobata\, dell’illusionista e del fantasista. Gli “effeti speciali” non ci sono o meglio\, nascono tu dalla loro immaginazione e dalla dedizione che sicuramente è dietro ad ognuno dei numeri che propongono\, e che solo agli occhi del pubblico sembrano fluire senza fatica. Loro compagni sulla scena sono una frotta di conigli\, colombe\, papere\, che “intervengono” in diversi momenti\, per nulla a disagio. Lo spettacolo ci trasporta con eleganza in una dimensione metafisica adatto al pubblico d’ogni età\, è per molto raccomandato agli adulti che hanno dimenticato la gioia dello stupore. Le Cirque Invisible saprà restituire loro quel piacere ne avranno la prova durante il numero delle bolle di sapone che Thierrée colpisce con un martello provocando per ognuna un suono di campanella… Sorriderete a quel suono\, ma ci crederete un po’ è l’incantesimo teatrale de Le Cirque Invisible. \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:MISTER GREEN
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Prosa \ndi Jeff Baron\nregia Piergiorgio Piccoli\ncon Massimo De Francovich e Maximilian Nisi \n  \nMr. Green\, un vecchio proprietario di lavanderia in pensione\, camminando nel traffico dell’Upper West Side di New York\, viene investito da un’automobile. Il conducente della vettura è Ross Gardiner\, un giovane uomo impiegato in una multinazionale\, il quale viene accusato di guida pericolosa e condannato dalla giustizia ad assistere Mr. Green una volta alla settimana per sei mesi. L’anziano signore abita in un appartamentino al quarto piano senza ascensore e ha bisogno di aiuto per le spese e il resto. Ha sempre mantenuto le tradizioni religiose della sua famiglia\, ma si e trovato tristemente solo alla morte della moglie.\nLa commedia\, scandita in scene con ritmo cinematografico\, segue dall’inizio queste visite settimanali.\nAll’iniziale diffidenza e conflittualità reciproca\, il rapporto fra i personaggi si sviluppa e i due imparano a conoscersi\, diventano indispensabili l’uno all’altro\, in un continuo gioco in bilico fra confessioni e reticenze.\nIl dialogo\, spesso marcatamente umoristico\, mette in luce ferite lasciate aperte per anni nel destino dei protagonisti.\nIl testo\, andato in scena sui palcoscenici di tutto il mondo\, si presta alla riflessione e all’analisi psicologica e vive del dialogo\, insieme comico e commovente\, fra due generazioni lontanissime.\nMister Green ci parla di fedeltà\, di sentimenti e di famiglia.\nMister Green e una delle commedie più rappresentate al mondo negli ultimi vent’anni. È stata messa in scena in quasi 500 versioni teatrali in 45 paesi e in 24 lingue. I molti premi che ha ricevuto comprendono i riconoscimenti come “migliore commedia” in Germania\, Israele\, Messico\, Grecia\, Uruguay e Turchia\, oltre al premio “Kulturpreis Europe”. \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:LA VITA FERMA Sguardi sul dolore del ricordo (dramma di pensiero in tre atti)
DESCRIPTION:  \nTEATRO SOCIALE BERGAMO – Dramma \nscritto e diretto da Lucia Calamaro\ncon Riccardo Goretti\, Alice Redini e Simona Senzacqua\nproduzione Sardegna Teatro\, Teatro Stabile dell’Umbria e Teatro di Roma \n«La Vita Ferma è un dramma di pensiero. La sua gestazione ha avuto in me i tempi faticosi della rivelazione lenta e sommersa\, abbordando quel dramma che il pensiero non sa\, non vuole\, non può gestire. Per arrivare a centrarne il “dramma di pensiero” ho buttato via più materiale di quello che resta. Ma il resto\, quello che rimane\, è per me il punto ultimo di concentrazione di un racconto che accoglie\, sviluppa e inquadra il problema della complessa\, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante\, gestione interiore dei morti. Non la morte dunque\, e non il problema del morire e di chi muore\, che sappiamo tutti risolversi sotto la misteriosa campana del nulla\, che strangola sul nascere ogni comprensione. Ma i morti\, il loro modo di esistenza in noi e fuori di noi\, la loro fammentata frequentazione interiore e soprattutto il rammendo laborioso del loro ricordo sempre così poco all’altezza della persona morta\, così poco fedele a lei e così profondamente reinventato da chi invece vive. E con i morti\, una riflessione aperta sul lutto che ne deriva\, la cui elaborazione non è detto sia l’unica soluzione\, anzi\, là dove una certa vulgata psicologizzante di malcerte origini freudiane comanda\, esige\, impone di assegnare il più velocemente  possibile al proprio desiderio un oggetto nuovo per rimpiazzare l’oggetto perso\, forse è li che interviene un racconto\, anche uno piccolo come questo\, pratica del singolare per antonomasia\, a sdoganare il diritto di affermare la tragica e radicale insostituibilità di ogni oggetto d’amore perso\, di ogni persona cara scomparsa. Il dramma di pensare o meno ai morti è comunque il dramma di pensiero di chi resta e distribuisce o ritira\, senza neanche accorgersene\, un’esistenza. Di che tipo sia l’esistenza dei morti non saprei dire\, ma come predica Etienne Soreau “Non c’è un esistenza ideale\, l’ideale non è un genere d’esistenza”. La Vita Ferma è dunque uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque – padre\, madre\, figlia – attraverso l’incidente e la perdita. È occorso anche qualche inceppo temporale ad uopo\, incaricato di amplificare la riflessione sul problema del dolore ricordo e sullo strappo irriducibile tra i vivi dei morti che questo dolore è comunque il solo a colmare\, mentre resiste. \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
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SUMMARY:PLAY STRINDBERG
DESCRIPTION:TEATRO SOCIALE BERGAMO – Prosa \ndi Friedrich Dürrenmatt con Maria Paiato\, Franco Castellano e Maurizio Donadoni \nPlay Strindberg nasce al Teatro di Basilea nel 1969\, scritta dall’autore svizzero tedesco proprio per la messinscena (molto applaudita) e tratta dal capolavoro strindberghiano Danza macabra. La pièce viene creata perché Dürrenmatt\, che era parte della direzione del teatro\, era affascinato dalle possibilità interpretative che Strindberg aveva ideato per gli attori nel dramma originale\, ma profondamente insoddisfatto delle traduzioni e degli adattamenti esistenti. Così affronta egli stesso quella materia: ed il risultato si rivela molto più di un adattamento.\n«Dürrenmatt si prende gioco di noi della nostra vita famigliare\, con tutte le armi che gli sono proprie\, il sarcasmo\, l’ironia che trascolora nel grottesco\, il gusto del comico\, ma anche la violenza del linguaggio e lo fa prendendo uno dei più formidabili testi di Strindberg\, Danza macabra e riscrivendolo dal quel grande costruttore di storie teatrali qual è» afferma Franco Però\, che affronta la regia di Play Strindberg. Ne gusta la scrittura cinica ed efficacissima\, le potenzialità dell’architettura drammaturgica ritmata e sapiente che affida a tre protagonisti di livello assai elevato\, sensazionali in un gioco teatrale assieme raffinato e divertente: Maria Paiato\, Franco Castellano\, Maurizio Donadoni. Sotto le livide luci di un ring che contiene gli elementi essenziali di un interno borghese\, Maria Paiato (Alice)\, Franco Castellano (Edgar) e Maurizio Donadoni (Kurt)\, si confrontano in un eterno triangolo: si attaccano\, si corteggiano\, si\ncolpiscono e si affrontano\, si mettono “alle corde” come in un vero incontro di boxe. \n  \nhttp://www.teatrodonizetti.it/wp-content/uploads/2017/06/Programma-STAGIONI-17-18.pdf
URL:https://www.hotelpalazzodolci.it/event/play-strindberg/
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